Il Progetto

Cimitero: Luogo di sepoltura dei morti

dal greco: [koimeterion] luogo dove si va a dormire, da [koiman] fare addormentare.

Ampio e cilestrino il cielo sopra i cimiteri: grande conquista dell’evoluzione umana, città consacrate al rispetto dell’imperturbabile sonno di quelli che sono morti, il cimitero diventa il primo passo verso il superamento della morte come assenza – fisica compresenza delle case dei vivi e di quelle dei morti, ricordi di uomini ormeggiati alla terra con l’ancora di una lapide.

Lontano dagli affollati cimiteri monumentali, che davvero con il fasto inseguono l’immortalità del sepolto in un postumo turbinìo di concessioni e pagamenti, incontriamo il silenzio, nelle nostre campagne, di sterminati cimiteri militari che con le loro basse steli o le esili croci e i loro “unknown soldier” “unbekannter soldat” (ragazzi di diciotto anni che sono sottoterra da settanta), sferzati dai venti freddi di nevischio, diventano luoghi di memorie vive, moniti sul passato, sui sacrifici che sono stati compiuti per la nostra libertà scontata e scontenta; ma più oltre ancora, affogati nella terra, levigati dalla pioggia di millenni, i cimiteri perduti di civiltà estinte che sereni – dalle usate campagne di Tarquinia ai gelati altipiani nel cuore dell’Anatolia – osservano gli affanni delle nostre passeggere società, luoghi privilegiati per essere ammessi a riflessioni di respiro profondo, partecipi di un intimo e vitalissimo ciclo che sempre riattraversa il grembo fertile della terra, gioioso e alieno alle malinconie delle elegie romantiche.

Un progetto fotografico collaborativo inizializzato e gestito da Andrea Pede

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